Cenni sull’evoluzione storico sociale del territorio

La formazione dei nuclei originari da cui deriva la maggior parte degli attuali agglomerati si consolida nel periodo storico dell’espansione del dominio romano. Questa ipotesi ha trovato conferma nel saltuario rinvenimento di laterizi, come mattoni e frammenti di embrici di copertura, durante lavori agricoli e scavi di fondazione soprattutto nelle adiacenze di Curletti.

È ipotizzabile che in questo periodo si sia verificata una integrazione tra le preesistenti popolazioni liguri e forme di colonizzazione romana legate al conferimento di porzioni di territorio a ex legionari con il progressivo passaggio da forme di possesso collettive a forme di proprietà individuali che poi via via si sono mutate fino all’affermarsi di estesi latifondi ad appannaggio di ricche famiglie patrizie, come testimonierebbe la Tavola Alimentaria Traiana ritrovata a Velleia (Pagus Bagienno). Questo fatto avrebbe sostanzialmente modificato l’uso del territorio che da forme miste e integrate di agricoltura ed allevamento sarebbe passato ad un uso preponderante degli spazi aperti come pascoli stagionali per estese greggi di ovini appartenenti alle ricche famiglie patrizie di cui sopra, con un conseguente rarefarsi degli insediamenti stabili.

Le invasioni dei barbari che, a partire dal III scolo, si sono susseguite nella Pianura Padana avrebbero poi dato un colpo mortale alla presenza umana in questo territorio al punto che, quando nel sesto secolo i Longobardi iniziano a risalire le valli dell’Appennino, non incontrano, a partire dalla media collina piacentina, una presenza umana rilevante e possono quindi insediarsi, con piccoli presidi militari, portando propri usi e costumi, come il possesso comune della terra. È significativo a questo proposito osservare come i nomi dei luoghi (toponimi), a partire dalla media collina – e particolarmente in questa zona – siano in buona parte di origine longobarda (Grondone, Gambaro, Gazzo, Pissina, Lame, ecc.) e siano andate perdute tutte le denominazioni del periodo precedente.

Si giunge così all’epoca medievale. A partire da questo periodo storico ha inizio la conformazione degli agglomerati rurali i cui sviluppi, pur attraverso le trasformazioni che si sono determinate nei secoli seguenti sono giunte fino a noi. L’unità insediativa caratteristica di questo periodo è il casale e non è un caso che l’antico nome di Curletti sia appunto Casal Crespone, denominazione che appare già nel XII secolo dove Boso da Barberino cede al monastero di San Colombano di Bobbio diversi appezzamenti di terreno posti in questa località.

Nell’Alto Medioevo ogni casale è prevalentemente un’unità economica a se stante; la produzione, basata sul possesso della terra e del bestiame, si mantiene in limiti ristretti. Anche le attività di carattere artigianale e commerciale si inseriscono all’interno dell’autosufficienza e dello scambio limitato. Il nucleo familiare costituisce l’asse centrale di questa formazione socio-economica. Due sono le famiglie che da tempo immemore hanno popolato questo territorio: i Carini ed i Curletti. La presenza dei Curletti, che nel Cinquecento assommano ad oltre un centinaio di individui riuniti in quattordici nuclei, è documentata fin dal 1332 mente lo stanziamento dei Carini, o Careni, pur se non ancora attestato dovrebbe essere coevo.

Famiglia e raggruppamenti famigliari hanno rappresentato le unità economiche “tipo” nel territorio montano, unità che ancor oggi hanno una significativa rilevanza soprattutto come fatto culturale e di costume.

Dal punto di vista economico però questo sistema produttivo e sociale, diventa un fenomeno sempre più marginale a partire dal Rinascimento, periodo in cui le famiglie della nobiltà rurale lasciano i borghi montani per trasferirsi a Bobbio, a Bettola o a Piacenza, e proseguirà in forma sempre più accentuata con lo sviluppo industriale.

In questo modo i paesi montani, per oggettive condizioni economiche e sociali, rimangono legati architettonicamente e urbanisticamente alle loro primitive origini e nonostante il forte sviluppo demografico della seconda metà dell’Ottocento si continuerà a costruire con criteri e materiali tradizionali e locali (legno, pietra e calce autoprodotta). Tutto questo vale fino ad un’epoca assai recente, che possiamo indicare approssimativamente tra l’inizio e la fine degli anni ’50 del secolo scorso. Successivamente nel processo edilizio sono entrati, grazie alla produzione industriale, tecniche e materiali nuovi, si sono importate formule costruttive derivate dall’ambiente cittadino, e questo non solo in funzione di una forte semplificazione del processo produttivo e del conseguente contenimento dei costi, ma anche perché si voleva cancellare, ricoprendo d’intonaco la pietra e sostituendo i serramenti in legno con l’alluminio anodizzato, un passato di fatto di fatiche e di miseria. In questo modo in molti nostri paesi si sono compiute ingenue, ma spesso brutali, operazioni edilizie, che hanno cancellato in nome della “modernità” un patrimonio storico e architettonico di inestimabile valore. Fortunatamente a Costa e a Curletti questi episodi negativi sono assai circoscritti e limitati e i borghi mantengono tutto sommato la loro connotazione tipica.

In questi ultimi decenni anche qui si è assistito al recupero di alcune antice abitazioni per farne una seconda casa.

La vita nelle aree urbane con i suoi ritmi frenetici ha indotto alla riscoperta di questi luoghi appartati, ideali per ritrovare “spazi di relax” o più semplicemente per sfuggire alla calura estiva. La casa in montagna è diventata così uno degli elementi che può permettere l’evasione da una condizione abitativa ed ambientale sentita come non stimolante delle proprie esigenze vitali.

Nella nostra piccola realtà locale vi sono già pregevoli esempi di questo recupero abitativo, ma parecchie altre costruzioni, abbandonate da tempo a causa dello spopolamento, attendono coloro che con passione e intelligenza le sappiano riportare a nuova vita. Queste poche pagine di illustrazione vogliono essere anche un invito a visitare questi luoghi e innamorarsene.